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IL MANIFESTO DEI SAGGI – il nostro commento

Il manifesto dei saggi per il nuovo partito democratico si apre con questa dichiarazione: “Noi, i democratici, amiamo l’Italia…”. Bello; e noi invece? E’ per caso questo un carattere distintivo di pochi, cioè vostro, mentre tutti gli altri, che magari democratici non sono e non desiderano diventarlo, questo amore non lo sentono? Qualcosa del genere: se tu ami l’Italia allora devi essere democratico, se non lo sei vuol dire che non ami l’Italia. E’ un punto, questo, su cui vale la pena soffermarsi, perchè richiama alla mente un certo snobismo culturale che ha pervaso, e non smette di animare, una certa sinistra. Se non la pensi come me non vali. Bel modo di presentarsi, nel rispetto degli altri e della libertà di pensiero.

Bene, noi democratici lo siamo ma non crediamo che chi non la pensa come noi non ami l’Italia, e non ci riconosciamo in questo modo di pensare. Noi pensiamo che la libertà, anche e soprattutto quella di pensiero, sia un valore, e rispettiamo chi la pensa in modo diverso da noi, perché crediamo che la diversità sia un bene da salvaguardare, che arricchisca l’umanità e sia alla base di un altro valore per noi primario: quello della fratellanza. Noi siamo amici e ci sentiamo fratelli di tutti gli italiani, di qualsiasi sesso o razza siano, e rispettiamo quelli che non la pensano come noi. Siamo convinti che anche chi ha una visione diversa dalla nostra ami l’Italia, e sia animato da buone intenzioni verso il nostro paese, che abbia fiducia ed amore verso il nostro popolo. La cosa che distingue un democratico, un progressista, da un conservatore, è il modo di vedere la soluzione dei problemi, non l’amore verso il proprio paese. Siamo pronti a riconoscere il bene ed il male per quello che sono, non secondo schieramenti preconcetti, dove bene, o male, appartengono solo ad una parte.

Dal manifesto politico di un partito ci si aspetterebbe un’analisi sulle ragioni per le quali si arriva a fondare un partito ed una visione dei problemi che il futuro porta con se; insomma, una descrizione delle circostanze storiche che hanno portato alla decisione di dar vita ad un soggetto politico, qualcosa che aggreghi le persone e, insieme allo statuto, sia alla base di una visione. Questo manifesto è invece un’analisi del mondo come volontà e rappresentazione; non del mondo reale, attuale, immerso nel suo corso storico, ma del mondo quale loro appare o vorrebbero fosse. Qualche riga che descrive in modo asettico, distaccato, i problemi attuali del nostro paese, senza un riferimento al perché questo è accaduto. Il paese è allo sfascio: bene, ma chi e che cosa hanno portato a questa situazione, quali sono e dove sono le responsabilità e perché loro ritengono di poter risolvere i problemi del paese. Un piccolo saggio utile per la sceneggiatura di una puntata televisiva di divulgazione storica, non per un partito reale che vorrebbe di questo farne un manifesto.

Leggendolo si possono trovare una serie di dichiarazioni sulle possibilità o meno dell’Italia, sull’inadeguatezza della classe politica, sul fatto che questo paese è fermo e non c’è mobilità sociale – se non quella tentata da qualche furbetto di quartiere attraverso scalate sostenute da potentati vari – sul fatto che le donne fanno pochi figli, sulla difficoltà dei partiti a coinvolgere i cittadini, sulla politica che è vecchia e rissosa.
Allora, visto che non avete il coraggio di dirlo, siamo noi a chiederlo: ma voi dove eravate quando tutto questo accadeva? chi ha contribuito a ridurre l’Italia in questo modo? chi è stato connivente con questa situazione; chi ha alimentato la rete di interessi (sindacati, magistratura, cooperative, pubblica amministrazione) che hanno contribuito insieme ad altri (imprenditori, professionisti, partite iva, ecc) ad ingessare questo paese sotto un fuoco incrociato di veti per cui paghiamo inefficienze e costi per servizi più di ogni altro paese europeo; chi ha svenduto i grandi monopoli dello stato garantendo posizioni dominanti e distruggendo valore per i piccoli azionisti; chi ha emarginato i grandi movimenti post-sessantotto; chi ha chiuso la politica alla partecipazione dei cittadini; chi ha ridotto la scuola e le università in questo modo costruendo baronie inamovibili; chi ha precluso la strada della ricerca universitaria ai giovani promettenti; chi ha promosso il referendum sul nucleare portando questo paese a dipendere dalle importazioni estere di energia; chi ha sponsorizzato i grandi manager che hanno contribuito a distruggere le aziende di stato e non compreso l’importanza di presidiare settori vitali del paese costruendo campioni nazionali; chi ha sottovalutato e combattuto l’importanza del mercato, delle autorithy, di uno stato più semplice e leggero più vicino al cittadino ed alle sue esigenze; chi ha confuso politica ed economia, gestendo appalti e prebende agli amici, favorendone la commistione come con le cooperative e le scalate alle banche; chi ha costruito i precari con la prima legge sul mercato del lavoro passata con un governo di centro sinistra ed il silenzio dei sindacati; chi ha fatto eleggere tra le sue fila solo vecchi e uomini lasciando fuori i giovani e le donne a cui oggi vi rivolgete cercando di diventarne gli alfieri? Insomma voi chi siete, e dove eravate quando questo paese andava in rovina? Volete addebitare tutto a Berlusconi, lavandovene le mani e dicendo: io non c’ero e se c’ero dormivo?
Pensate forse che adesso con una operazione di marketing e trasformismo politico possiate cambiare pelle e dimenticare quanto avete contribuito allo sfacelo di questo paese? No cari signori, la verità è un’altra: questo paese ha bisogno di cambiare non pelle ma testa, perché, come dice un vecchio adagio popolare, è da lì che il pesce puzza.

Questo per ciò che riguarda l’analisi sul passato e presente perché poi, viaggiando con lo sguardo rivolto al futuro, si passa ad descrivere il paese che vorrebbero. Un pamphlet di quattro pagine scritte fitte, sullo stile del programma dell’Unione, con i dettami di come questo paese dovrebbe trasformarsi solo perché nasce un partito, tra l’altro non nuovo, dalla fusione per incorporazione di parte di quelli esistenti. Anche qui una sequela di buone intenzioni su come dovrebbero funzionare la scuola, le imprese, la cultura, il senso civico, gli italiani, il lavoro, la politica estera, quella interna, l’ambiente, appunto la realtà come volontà e rappresentazione. Tra l’altro rimane un lavoro a metà, perché più che un manifesto politico, che dovrebbe rimanere scolpito nel tempo, assomiglia ad un programma di governo, restando in realtà troppo vago perché non dice come, in quale modo e con quali riforme, si intende realizzare tutto ciò.
Anche leggendo questa parte viene da chiedersi: scusate, ma voi dove siete oggi? Perché non vi adoperate per farle queste cose visto, tra l’altro, che siete al governo? Perché aspettare un nuovo soggetto politico, che faccia tutto questo, quando avete la possibilità di realizzarlo e darcene dimostrazione costruendovi anche la credibilità necessaria per riscattarvi? Si cari signori, proprio di riscatto avreste bisogno perché siete gli stessi, sempre voi, che avete contribuito a ridurlo come è oggi questo paese; e noi non crediamo che siate voi le persone in grado di rinnovarlo.

Ma se nell’analisi passata e futura rimane sospeso nel vuoto, senza un vero significato storico e politico, la parte che più vacilla è quella sui valori in cui questo partito crede. Con sole trentasette parole delle cinquemilacentodue e solo tre righe rispetto alle trecentosessantacinque utilizzate per questo manifesto, vengono liquidati i valori su cui questo nuovo partito dovrebbe fondarsi. Libertà, uguaglianza, solidarietà, dignità della persona e pace sono i valori base di questo partito. Premesso che i primi quattro sono integralmente copiati dal nostro statuto, ma sono anche valori universali, quindi non ce ne arroghiamo la titolarità assoluta, messi così non significano nulla perché non sono spiegati e contestualizzati. Libertà cosa significa? Libertà di chi, e che cosa, rispetto a chi e cosa? Cosa comporta, come si attua.
Non viviamo in un totalitarismo per cui gridare “Libertè, egalitè fraternitè” basta a costruire un comune sentire. Bisogna spiegare la propria posizione rispetto a questi valori, a cosa si intende applicarli e con quali limiti; libertà è quella dell’uomo ma è anche quella del mercato rispetto allo Stato. Sono entrambi importanti per questo nuovo partito? si crede sulla forza di una società costruita su questi valori anche rispetto allo Stato stesso? si vogliono difendere anche di fronte alla sovranità dell’amministrazione statale, rispetto invece a quello che accade oggi? Il cittadino che vive in una società così fatta è sovrano rispetto allo Stato oppure ne è succube? Vogliamo impostare questi valori e difenderli come fa la costituzione americana di fronte al quinto emendamento, che consente al cittadino di non rispondere per tutelare la propria posizione, per cui ogni persona può invocarlo di fronte allo Stato e tutelare così, attraverso il richiamo di questo valore fondante, la propria persona rimanendo con ciò sovrano anche di fronte allo Stato stesso? Tutte queste posizioni non sono spiegate, non c’è una descrizione di cosa si intende fare di questi valori. Perché sono importanti e come si intende collocarli e difenderli. Un semplice enunciato della loro esistenza, senza comprendere invece che questa è la parte più importante della fondazione di un nuovo partito politico. Perché in questi anni è questo che la politica ha perso. Quello che noi diciamo, nel nostro manifesto politico che è un’analisi delle ragioni che ci hanno portato a costituire il Partito Democratico, è proprio che la politica ha perso con la fine del periodo ideologico il contenuto di valori ed ideali che aveva, E questo ha portato ad un distacco tra la società civile e la politica che è alla base dello stato di degrado di questo paese. Quindi l’attenzione alla definizione dei valori fondanti non può essere un passaggio superficiale e rapido.
La definizione dei valori è la costituzione delle fondamenta della società che si vuole; questo passaggio deve essere solido, ponderato e chiaro. Il resto, cioè il programma viene dopo e può anche cambiare nel tempo, in funzione dei diversi problemi da affrontare. I valori invece quelli sono indelebili, sono il comune sentire delle persone che in essi si riconoscono. Invece i saggi trenta parole, tre righe, e via. Questo è ancora una volta l’errore della supponenza, della superficialità di chi crede di essere nel giusto e di non dover spiegare.

Un altro passaggio retorico e vuoto politicamente è quello in cui si dice “[…]È per questo che vogliamo costruire un partito nuovo, di donne e di uomini, che superi definitivamente le barriere ideologiche che nel secolo scorso hanno diviso le forze riformatrici e aiuti l’Italia a guardare con fiducia al secolo che è appena iniziato. Con il Partito democratico intendiamo portare a compimento un percorso iniziato da più di dieci anni, con la feconda intuizione dell’Ulivo. […]”; in questo passaggio si compie l’atrocità politica di relegare in uno spazio stretto le diverse anime che possono riconoscersi nel riformismo italiano, ma soprattutto nello spazio dei moderati, mettendo da parte una tradizione, che invece esiste, e che si fa morire con la fine storica delle ideologie. Ma qual è la feconda intuizione dell’Ulivo? Cosa è l’Ulivo se non un’alleanza elettorale che racchiude anime tra loro inconciliabili e non sempre presenti sotto la stessa bandiera? Qual è stato il disegno ideale dell’Ulivo, che a noi comuni mortali non è stato mai dichiarato? Ma poi, essere riformisti è un biglietto da visita spendibile e riconoscibile in modo univoco? Centra forse qualcosa Rifondazione con la Margherita, i DS con i Popolari o l’Udeur? Cosa hanno condiviso negli ultimi dieci anni visto che sono riusciti ad andare al governo, farlo cadere, ritornarci e essere di nuovo a bagno? Quali riforme sono condivise da questa compagine ce lo facciano capire e soprattutto se lo spieghino tra loro, prima di trasformare un compagine elettorale che fatica a stare in piedi in un percorso politico e ideale che mi sembra abbiano scoperto solo di recente e neanche tutti.

Ecco allora che ci  rivolgiamo ai nostri lettori ed a tutti quelli che in questo periodo continuano ad aderire alla nostra iniziativa. Questi sono trasformisti, politici di professione che continuano a cambiare pelle per cercare di rimanere in sella. Questa è le politica che noi non vogliamo più, che vogliamo rimuovere perché ci ha portato alla rovina, perché questi sono gli uomini che hanno contribuito, come gli altri, allo sfascio del paese, che hanno avuto la possibilità di cambiarlo ma non lo hanno fatto.
Non ci aspettavamo nient’altro che questo, del resto, e quindi non ne siamo rimasti granché delusi. Mancano di idee nuove, e sapete perché? Perché sono senza ideali, perché non hanno una visione del futuro e dei valori condivisi. Sono confusi e non sanno da dove partire.

Una cosa però vogliamo dirgliela: aderite al Partito Democratico, a questo, che noi abbiamo fondato proprio per superare l’empasse di questo periodo, date il vostro contributo di idee e contenuti, contribuendo a costruire la prima vera forza nuova politica di questo paese. Per il resto vi informiamo che tuteleremo, ricorrendo in ogni sede, qualsiasi azione di plagio sui contenuti ed il nome del nostro partito.

Dulcis in fundo vi riportiamo un altro brano da questo manifesto, che la dice lunga sul modo di vedere una politica nuova, un invito che loro rivolgono ai potenziali aderenti:“ […] Sottoscrivere questo manifesto e versare una quota minima, saranno condizioni per partecipare […]”.

Lasciamo a voi la riflessione…..

 

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