FRANZA O SPAGNA…..
L’epilogo della vicenda Capitalia lascia un altro segno su questo già provato paese. Fateci fare un commento fuori dal coro di questa oramai omologata informazione.
Solo in un “capitalismo” di mercato come il nostro, dove esiste questa inusuale logica dei patti di sindacato insieme alle scatole cinesi di italiana invenzione, può accadere che una compagine che rappresenta il “solo” 30% del capitale si possa permettere di convocare un CdA, di una quotata in borsa, con all’ordine del giorno la cancellazione delle deleghe di un amministratore, che è ampiamente riconosciuto abbia creato valore per la società. La capitalizzazione di Capitalia era di 1,7 miliardi di euro alla nomina di Arpe contro i 18 miliardi di euro attuali.
E solo perché ha "mancato di rispetto" al Presidente. O almeno questo è quello che hanno cercato di far credere al popolino (quello per capirci dei piccoli azionisti), mentre in realtà lo scontro era pesante; con un tentativo di far fuori Geronzi non riuscito e questo è il motivo della sua reazione.
Ma tant’è, questo fa parte dell’ordinaria amministrazione: ma che almeno il confronto tra chi deve rimanere, e chi no, abbia se non altro il conforto del valore creato per gli azionisti, e non degli scheletri negli armadi che ognuno nasconde. E chi crede di voler far fuori l’altro lo faccia basandosi su dati di fatto e andando fino in fondo; anche perché tanto la resa dei conti è solo rimandata. Visto infatti che non si è fatto il duello alla luce del sole, perché alla fine qualcuno ha fatto capire che non si poteva proprio passare sulla testa degli azionisti e comandare una società quotata con i numeri del patto infischiandosene del parere dell’altro 70%, allora si passerà all’agguato dietro l’angolo buio.
Dall’altro canto il giovane amministratore ha veramente toccato il fondo della dignità, con quella lettera di scuse in cui ha ricusato sé stesso. Se aveva cercato di far fuori il vecchio, tentativo maldestro non riuscito vista la caratura del personaggio ed il pelo cresciuto in tanti anni di onorato mestiere, avremmo senza dubbio apprezzato un’uscita di scena più dignitosa invece di rimanere attaccato alla cadreghina, starnazzando nel cortile del palazzo. Anche qui, è dovuto arrivare qualcuno a far capire che questo sciorinare di panni non giovava alla società ed era il caso di finirla.
Certo che scomodare Ludovico il Moro, nella sua lezione agli studenti della Luiss, per descrivere la propria ostilità all’ingresso nel capitale di cordate straniere amiche del Presidente era stato un tocco di eleganza notevole; anche se adesso ci viene il dubbio che non fosse farina del suo sacco, vista la fragilità ed il poco spessore dimostrate dal bel Matteo, appena ha avuto timore di perdere il posto e lo stipendio di amministratore.
Non sappiamo certo se avrà ancora voglia, e faccia, di salire in cattedra a fare lezione e se sarà per dissertare di etica manageriale o di strategie aziendali. Possiamo però suggerirgli il titolo della prossima lezione:
“Franza o Spagna purchè se magna”.
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