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23 febbraio 2007
FRANZA O SPAGNA…..
L’epilogo della vicenda Capitalia lascia un altro segno su questo già provato paese. Fateci fare un commento fuori dal coro di questa oramai omologata informazione.
Solo in un “capitalismo” di mercato come il nostro, dove esiste questa inusuale logica dei patti di sindacato insieme alle scatole cinesi di italiana invenzione, può accadere che una compagine che rappresenta il “solo” 30% del capitale si possa permettere di convocare un CdA, di una quotata in borsa, con all’ordine del giorno la cancellazione delle deleghe di un amministratore, che è ampiamente riconosciuto abbia creato valore per la società. La capitalizzazione di Capitalia era di 1,7 miliardi di euro alla nomina di Arpe contro i 18 miliardi di euro attuali.
E solo perché ha "mancato di rispetto" al Presidente. O almeno questo è quello che hanno cercato di far credere al popolino (quello per capirci dei piccoli azionisti), mentre in realtà lo scontro era pesante; con un tentativo di far fuori Geronzi non riuscito e questo è il motivo della sua reazione.
Ma tant’è, questo fa parte dell’ordinaria amministrazione: ma che almeno il confronto tra chi deve rimanere, e chi no, abbia se non altro il conforto del valore creato per gli azionisti, e non degli scheletri negli armadi che ognuno nasconde. E chi crede di voler far fuori l’altro lo faccia basandosi su dati di fatto e andando fino in fondo; anche perché tanto la resa dei conti è solo rimandata. Visto infatti che non si è fatto il duello alla luce del sole, perché alla fine qualcuno ha fatto capire che non si poteva proprio passare sulla testa degli azionisti e comandare una società quotata con i numeri del patto infischiandosene del parere dell’altro 70%, allora si passerà all’agguato dietro l’angolo buio.

Dall’altro canto il giovane amministratore ha veramente toccato il fondo della dignità, con quella lettera di scuse in cui ha ricusato sé stesso. Se aveva cercato di far fuori il vecchio, tentativo maldestro non riuscito vista la caratura del personaggio ed il pelo cresciuto in tanti anni di onorato mestiere, avremmo senza dubbio apprezzato un’uscita di scena più dignitosa invece di rimanere attaccato alla cadreghina, starnazzando nel cortile del palazzo. Anche qui, è dovuto arrivare qualcuno a far capire che questo sciorinare di panni non giovava alla società ed era il caso di finirla.
Certo che scomodare Ludovico il Moro, nella sua lezione agli studenti della Luiss, per descrivere la propria ostilità all’ingresso nel capitale di cordate straniere amiche del Presidente era stato un tocco di eleganza notevole; anche se adesso ci viene il dubbio che non fosse farina del suo sacco, vista la fragilità ed il poco spessore dimostrate dal bel Matteo, appena ha avuto timore di perdere il posto e lo stipendio di amministratore.
Non sappiamo certo se avrà ancora voglia, e faccia, di salire in cattedra a fare lezione e se sarà per dissertare di etica manageriale o di strategie aziendali. Possiamo però suggerirgli il titolo della prossima lezione:
“Franza o Spagna purchè se magna”.

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pubblicato da Segreteria     alle 22:38     Commenti 0 Commenti
21 febbraio 2007
CHE TRAPPOLONE PER MASSIMO
Lo hanno ripagato della stessa moneta, una sfiducia controllata, guidata attraverso la mancanza di due voti. Lui che aveva calcolato tutto, che credeva di poter contare su una maggioranza qualificata, è caduto su una buccia di banana. Lui, il ministro in salita, l'unico in ascesa nei sondaggi, dava fastidio.
Mentre il premier continuava a stare un giorno si e l'altro pure sull'otto volante, una volta con la finanziaria, poi con i Dico, poi con una e poi con l'altra, lui, dall'alto della sua Farnesina, dei suoi successi, degli incontri bi e trilaterali era ritornato ad essere un personaggio ingombrante. Tra l'altro, dopo i bidoni della mancata elezione al Senato ed alla Presidenza della Repubblica per i quali era stato acclamato come uno statista votato al sacrificio, aveva accumulato un bel pò di crediti. In più stava diventano un protagonista anche della saga sul nascente Partito Democratico; con lo spostamento repentino dell'asse verso i socialisti europei stava sfilando a Prodi anche il partito che questi aveva voluto far nascere per rafforzarsi. Vuoi vedere che questo adesso a gran voce ritorna a voler fare il Presidente del Consiglio e ti manda a casa il premier? Lo spettro di un nuovo '98?

Allora, prima che tutta questa fantapolitica si trasformi in qualcosa di vero, sai che ti dico? Mandiamolo a casa, con una bella mossa da democristiani doc. Un voto di sfiducia che, dopo le dichiarazioni di questa mattina, rimane appiccicato solo a lui: un voto di sfiducia alla politica estera, che non tocca tutto il governo. Facciamo la crisi, un bel rimpasto, con l'aiuto dell'opposizione, che starnazza ma non vuole andare al voto perchè non è pronta e non con questa legge, ci leviamo di torno il "Massimo incomodo" e magari anche qualche sassolino massimalista; visto che anche loro hanno contribuito a mandare a bagno il governo. Già che si siamo proviamo anche a vedere se c'è spazio per allargare la maggioranza, magari con la benedizione del Vaticano, così cerchiamo anche di trovare una soluzione a questi benedetti Dico, e tiriamo avanti un altro paio d'anni. Che ne dici?
Certo ci vorrebbe un aiuto, anzi come si usa dire un aiutino, visto che siamo al Senato e magari riusciamo a chiudere anche tutta la vicenda avvelenata del voto ai senatori a vita; dopo tanti colpi al cerchio della maggioranza, questa volta facciamo in modo che diano un colpo alla botte dell'opposizione. Si, ma su chi si può contare? A chi lo chiediamo quest'aiutino?
Tra democristiani, vecchi e nuovi, ci si intende: una mano lava l'altra.

E che dire di Follini? Un vero genio, la sua dichiarazione “Adesso bisogna pensare a costruire un centro sinistra diverso” è il frutto di una mente raffinata, un’esecuzione magistrale di retorica sofista, da vero asso della politica. Lui, che era nel centro destra, che si è sfilato, che col mancato voto di oggi ha contribuito a far cadere il governo, adesso si propone come taumaturgo che resuscita un governo di centrosinistra di cui diventa immediatamente partecipe, da cui viene sfilata la frangia massimalista e che si ricompone verso il centro.

Quindi in un colpo solo: fuori D’Alema dal governo, fuori la sinistra estrema perché ha dimostrato anche con questo voto di non essere partito di governo, ricomponiamo la maggioranza più verso il centro, con un appoggio esterno anche di Casini, sfiliamo il tema dei Dico dall’agenda di governo e ricomponiamo lo strappo con l’altra sponda del Tevere.
In più sul tema del Partito Democratico, e della sua collocazione, a chi credeva di farne un modello di socialismo riformista post-ideologico mandiamo a dire di starsene tranquilli e non fare i conti senza l’oste; e lasciamo i DS con una bella frattura interna tutta da ricomporre e un’orbita gravitazionale sempre più attratta verso sinistra. E qualcuno è ancora convinto che vogliano rifare la vecchia Democrazia Cristiana? Ma scherzate? La DC, con tutte le sue correnti, è già risorta, senza rifondarla; che bisogno c’è? Un altro partito, ma no, c’è tempo, mancano le condizioni politiche, è prematuro. Nel frattempo si fanno prove tecniche di trasmissione, e vediamo se siamo ancora in forma come una volta. Che ne dite?

Fantapolitica? Elucubrazioni senza senso? Farneticazioni campate per aria? Sarà, ma come si dice: a pensar male si fa peccato........

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pubblicato da Segreteria     alle 18:08     Commenti 0 Commenti
12 febbraio 2007
LIBERI DI DECIDERE
Ogni diritto che lede le altrui libertà è da considerarsi nullo. Allo stesso modo un diritto che impone agli individui comportamenti non consoni alle loro abitudini, usi o desideri, qualora non siano in contrasto con quanto sopra detto, non è un giusto diritto. Bisogna inoltre aggiungere che il diritto, poichè si pone quale insieme di regole della società, deve assolutamente adeguarsi ai mutanti bisogni della stessa, in modo da conformarsi ai diversi stili di vita che vanno assumendosi e normare i comportamenti degli individui in funzione dei costumi.
In questo senso, cosa sarebbe il nostro diritto se non contemplasse nelle sue regole delle norme che dispongano dei giusti diritti e doveri per individui che desiderano vivere insieme?
Ed inoltre, quale diritto della famiglia fondata sul matrimonio viene violato accettando di accogliere come normali cittadini, non di seconda classe, coloro che decidono, per ragioni che allo Stato non devono interessare, di vivere insieme senza essere sposati? Sono essi per caso, per le loro scelte personali se non addirittura di bisogno, cittadini i cui diritti scompaiono agli occhi del codice? Che forse tolgono essi qualcosa alle coppie che decidono di sposarsi; avere maggiore possibilità di scelta viola o lede il diritto di chi sceglie comunque di farlo?
Lo Stato deve limitarsi a garantire la giustezza delle sue regole, in modo che i cittadini tutti siano uguali davanti alla legge e che le leggi siano uguali davanti ai cittadini, garantendo con ciò che siano contemplati medesimi diritti e doveri in contesti analoghi, valgano erga omnes, e vengano rispettati dalla comunità.
Lo Stato non deve entrare nella morale degli individui, quella sfera è limitata alle scelte personali. La legge sulle convivenze era necessaria, non solo per queste ragioni ma anche perchè siamo l'ultimo paese dei grandi in Europa a non avere un diritto che regoli questo tipo di relazioni.
Se si deve discutere della bontà della legge si deve farlo per capire se la legge contempla tutte le specificità, se è ben articolata, e quant'altro. Non della sua leggitimità perchè questo è sbagliato. E male fanno quelle forze politiche che, per opportunismo, da un lato lasciano libertà di coscienza dall'altro condannano questa legge. Sbagliano perchè stanno usando un argomento delicato per le loro tattiche politiche. Attenzione perchè questo problema non è di destra o di sinistra, non riguarda coloro che hanno o meno votato la coalizione di governo. E' un problema di tutti, indipendentemente dal loro colore politico.
Questa legge prende atto di uno stato di fatto, trasformandolo in uno stato di diritto. E' una legge di libertà, una legge che fa marciare in avanti la cultura ed il costume del nostro popolo. Che poi possa essere migliorata è un dato di fatto e per questo sono auspicabili i contributi di tutte le forze politiche e morali del nostro paese, e lavorare perchè sia deliberata eviterebbe una nuova lacerazione come su altri temi simili è già accaduto nel nostro paese.
Anche la Chiesa dotrebbe dare il suo contributo a questo dialogo, evitando posizioni radicali; ne avrebbe come vantaggio quello di avvicinare a sé molte di quelle persone che oggi si sentono respinte, per le loro scelte, e conquistando così una posizione privilegiata per la maturazione e lo sviluppo del nostro paese.
pubblicato da Segreteria     alle 12:03     Commenti 0 Commenti
04 febbraio 2007
L’ITALIA IN PRIMA PAGINA
In pochi giorni siamo andati alla ribalta, citati su tutte le più importanti televisioni internazionali, per due fatti di cronaca. Lo scambio epistolare tra Berlusconi e signora, gli scontri degli ultras a Catania. E’ solo un caso o c’è qualcosa su cui riflettere?
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pubblicato da Segreteria     alle 09:31     Commenti 0 Commenti