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29 gennaio 2006
CARO FINI CHI DICE LE BUGIE NON PUO’ PENSARE DI ESSERE CREDUTO.
Questa sera Fini, invitato alla trasmissione di Fazio su Rai Tre, rispondendo ad una domanda, su cosa ne pensava della guerra in Iraq e del fatto che si era andati per cercare armi che si sapeva bene non esistevano, ha detto che queste domande le fa chi ha nostalgia di Saddam.
Eh no, caro Fini: se adesso ci dimentichiamo che quella guerra è nata da una colossale bugia, e passiamo tutto sotto la ragion di stato, che è meglio ora che Saddam non c’è più, questo non ci sta proprio bene. Allora era meglio dire la verità: che si faceva la guerra perché si voleva abbattere un dittatore.
Prima di tutto cominciate a comprendere, cari politici, che chi dice le bugie non può pensare di essere creduto in futuro. Semplice qualunquismo? La politica è cosa diversa? Che giustifica una piccola mancanza di verità, soprattutto se fatta a fin di bene? Neanche per sogno, caro signor Ministro. Mettetevelo in testa: la politica è prima di tutto credibilità. Come si può credere a chi mente? Un principio semplice, a cui però non si può venir meno. E chi ci dice che oggi non ci mentiate sulla guerra, domani sull’economia, domani sulla salute, e così via. Tutte menzogne dette a fin di bene, magari. Cosa vuoi andare a raccontare all’opinione pubblica, la verità? Dici quello che gli serve sapere. Eh, no! L'opinione pubblica è cambiata, è più matura di trent'anni fa. Oggi Ustica non riuscireste più a farla passare sotto il naso.

Poi ha continuato con il fatto che i nostri soldati non sono andati alla guerra, ma in missione di pace. Vogliamo anche qui continuare a giocare? A nasconderci dietro un dito? Vi dimenticate che esiste il concetto di sovranità nazionale, che vale anche in politica estera? Che uno stato può essere invaso solo se c’è l’appoggio della comunità internazionale, in questo caso supportata dall’ONU? Che questo appoggio agli accoliti di Bush è mancato, proprio perché tutto si basava su una colossale bugia, a cui nessuno ha creduto fin dall’inizio? Che il nostro Presidente del Consiglio si è più volte vantato di far parte della coalizione che ha appoggiato gli Stati Uniti? Che per questo le relazioni tra Italia e Usa non sono mai state così floride? Continuare con il giochetto della missione di pace non serve, è un escamotage che ci ha sempre deluso.
La verità è che così come quella guerra è stata sbagliata, perché non ha raggiunto nessuno degli scopi che si era prefissa, appoggiare quella guerra è stato uno sbaglio.

Quindi, caro Fini, imparate due cose: primo, che in politica non si devono dire le bugie, secondo che chi sbaglia deve abituarsi a pagare.
Arrivederci.

PS: pensare queste cose non significa stare dalla parte di Saddam. Questo le è chiaro, vero?
pubblicato da Segreteria     alle 23:38     Commenti 0 Commenti
21 gennaio 2006
Lasciate andare Berlusconi in TV: è un diritto degli italiani sapere chi hanno come Presidente del Consiglio
Tutta questa levata di scudi da parte della sinistra contro i blitz mediatici di Berlusconi in televisione è noiosa. Facciamo un appello agli esponenti dell'Unione.
Lasciate andare Berlusconi in TV, fategli dire quello che vuole, fatelo esporre il più possibile e lasciategli esprimere le sue idee, come lui sa fare. Dovete partecipare ai dibattiti a cui siete invitati, senza sottrarvi al contradditorio. E' giusto che gli italiani possano vedere e sentire chi hanno come capo del governo. Che capiscano, che si rendano conto di quello che può combinare un voto sbagliato e, quindi, che è bene non sprecarne neanche uno.
Continuare a seguirlo su questa polemica vi fa perdere tempo e, soprattutto, vi impedisce di parlare delle cose che voi volete, spostando il dibattito sui comunisti, sul rischio bolscevico di ritorno al secolo scorso, sulla commistione tra politica rossa e finanza, e chi più sciocchezze ha più ne metta.
Il momento della verità è alle porte: o gli italiani capiscono con chi hanno a che fare e lo mandano a casa o altrimenti, se vince di nuovo, è bene che vi mettiate il cuore in pace, che ve ne rendiate conto. Capisco che questo provocherebbe un trauma in taluni che si ritroverebbero senza scranno o, al limite, preso atto dell'impossibilità in un tale paese di fare qualcosa di serio, dovrebbero cambiare lavoro; e questo, per chi non ha fatto altro nella vita, può essere un reale problema. Tuttavia è bene che emerga, una volta per tutte, il livello di intelligenza politica, e non solo, di questo paese.
Berlusconi è lo specchio degli italiani. Quello che voi politici dovete fare è smetterla di accanirvi contro di lui, parlate di quello che volete fare voi andando al governo in modo da pulirlo questo specchio e far trasparire l'immagine che voi volete riflessa.
Ammesso che le abbiate chiare le idee.
pubblicato da Segreteria     alle 07:24     Commenti 0 Commenti
18 gennaio 2006
Il partito democratico nascerà: forse verso il 2009, chissà ?!!
Questa del partito democratico sta diventando la padella in cui cucinare a fuoco lento il Professore. "Si lo faremo!" gridano tutti; "piano, rallenta, non accelleriamo, per fare queste cose ci vogliono anni, una cosa seria ha bisogno di tempo per maturare" dicono i più.
Stia tranquillo Professore, anche se andrà al governo - certo se continuate così ce la state mettendo tutta per perderle queste elezioni - le sue preoccupazioni dureranno poco, forse anche meno dell'ultima volta. E lei è un politico troppo abile ed esperto, per non saperlo.

La verità è che per fare una trasformazione come questa è necessario pensare con discontinuità; c'è bisogno di un progetto nuovo, di nuove mentalità, di persone che non pensino a salvaguardare l'esistente ma a mettere in campo forze nuove, per favorire quel processo di trasfomazione di cui la società ha bisogno, e che la politica deve guidare. C'è bisogno di un manifesto politico che parta da un'analisi lucida della situazione, per poi costruire il modello di riferimento ed, infine, il programma per l'attuazione. Dia retta a noi Professore, non è con questa gente che riuscirà a farlo. Che cos'è il modello di riferimento? La società in cui vogliamo vivere, il modello di Stato che vogliamo costruire, il sistema dei valori nei quali crediamo. Qui non si sta parlando di utopia, c'è bisogno di uno spirito nuovo in politica, che la riporti all'azione di guida della società, che ristabilisca il legame che deve esistere tra individuo, società e Stato. Quel legame che oggi si è perso, o meglio, in cui la politica ha perso il suo primato, finendo per diventare semplice amministrazione. Che, attenzione, non è cosa da poco, ma non può limitarsi solo a questo. Questo è il progetto: il nostro progetto, quello del Partito Democratico che c'è già e che siamo noi. La nostra analisi, insieme al modello di riferimento ed al sistema dei valori in cui crediamo, ossia il nostro manifesto politico, lo abbiamo scritto e li trovate sui siti dedicati di cui avete i link. Adesso vogliamo costruire quel movimento popolare che deve essere il Partito Democratico, che non può nascere per imposizione dei vecchi partiti politici ma che deve venire dal bisogno espresso dalla società civile. Che deve nascere dal basso come espressione di democrazia partecipativa. Unitevi a noi.
pubblicato da Segreteria     alle 16:50     Commenti 0 Commenti
16 gennaio 2006
Come nascono i partiti?
In merito all’uscita di ieri del prof. Prodi sull’accellerare la nascita del Partito Democratico, Mussi (DS) dice:
“È molto rischioso prolungare l’incertezza e immaginare che i nuovi partiti possano nascere di punto in bianco da notaio”
(Corriere della sera 16/1/06 pag. 2).

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pubblicato da Segreteria     alle 22:26     Commenti 1 Commenti
15 gennaio 2006
Il risultato di tangentopoli
Francesco Verderami sul Corriere della sera di ieri riporta le parole di De Michelis che, riferendosi alle intercettazioni sui DS e Unipol, dice: "[...]simpatizzo con Fassino e D'Alema. Immagino, perchè l'ho vissuto, come si sentano. Ma questo è il frutto di errori passati. Ecco cosa ha provocato la logica di Tangentopoli, il prevalere dello stato etico sullo stato di diritto[...]".
Ora ditemi voi, amici progressisti, se noi negli ultimi dodici anni abbiamo vissuto in uno stato etico. Ma se non siamo neanche in uno stato di diritto.
Cosà è il diritto quando la legge positiva rimane nell'empireo, frustrata dall'inapplicabilità dal virtuale al reale? Dov'è la certezza della pena? La sanzione comminata al reato in cui lo stato riesce ad ottenere per la vittima l'indennità, sia essa morale ovvero materiale, che la legge considera giusta e quindi da essere corrisposta.
Può mai essersi in questo stato affacciata l'etica? Nè in quanto etica dell'individuo, guardiamoci intorno, nè quale etica dello Stato. L'unica cosa etica che lo Stato in quanto tale avrebbe potuto fare sarebbe stato votare una legge sull'indulto, quanto meno per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri; per caso la decisione è stata presa per discussione in parlamento? No, per numero legale. Non c'erano.
Peccato però che per la revisione delle indennità, al rialzo ovviamente, che ci avevano fatto credere di voler ridurre in finanziaria, non c'è stato alcun ritardo.
Ha ragione Beppe Grillo quando dice che ci dobbiamo ribellare a questi signori, che dobbiamo considerarli nostri dipendenti e muoverci per mandarli a casa.
pubblicato da Segreteria     alle 22:13     Commenti 0 Commenti
12 gennaio 2006
BRAVO FAUSTO ! ! ! ! ! !
Vedendo ieri sera "Porta a Porta" non ho potuto fare a meno di godermi le fantastiche performance dialettiche di un Bertinotti in splendida forma. Ma lo avete visto incalzare Berlusconi con quel fiume di concetti che scendevano come vortici, con le spumeggianti creste delle erre arrotate? Non si tratteneva. Devo ammettere, anche se non condivido molte sue posizioni, che all'interno dell'opposizione è uno dei migliori.
Bravo anche De Bortoli, con le sue domande, l'occhio lucido dell'ira funesta del pelide che si trattiene dopo aver dovuto capitolare sotto assedio, l'incalzare con la testa alta.
Miseri i Vespa e Magnaschi, accucciati con la codina sventolante ed il musetto che cerca la carezza del padrone; che gente, che povera rappresentanza di un giornalismo di regime.
Berlusconi, una vera faccia tosta; quando ha detto "...molti italiani stanno meglio di quanto credono.." non sapevo se ridere per la cazzate che si sentivano, o piangere per avere un capo del governo che ricorda un venditore di spazzoloni. E quando si è lodato come uomo di governo e preso a modello come imprenditore? Ma veramente crede che i suoi elettori siano completamente rincoglioniti?
Io non credo di aver fatto nulla per meritarmi questo stato di cose; anche se sono un moderato non mi sento un cretino. Diciamo a questi signori, a questi uomini di governo, ai loro cortigiani, che hanno fallito, che devono andarsene a casa, che è arrivato il loro momento.
Facciamo crescere il partito democratico, vai sul sito ed iscriviti; costruiamo un modello di politica nuova che pensi a come portarci fuori da queste secche in cui ci troviamo.
pubblicato da Segreteria     alle 10:19     Commenti 0 Commenti
11 gennaio 2006
Il programma dei sogni
Cari amici cominciamo, con l'arrivo del nuovo anno, il nostro viaggio per discutere di politica e vedere come riuscire a far nascere un'esperienza di democrazia partecipativa come vuole essere il Partito Democratico.
Nel frattempo però lasciatemi fare un commento sul nuovo programma dell'Unione: 274 pagine di cose da fare. Ma è credibile? Possibile che una compagine che si presenta per governare ci dica che ha 274 pagine di priorità?
Così passiamo dal mondo dei sogni di Berlusconi, che ci continua a raccontare la sua meravigliosa realtà onirica - ricorda a volte Il Candido di Voltaire - in cui tutto va bene, al libro dei sogni - una sorta di Alice - in cui immaginare che tutto andrà bene.
Poco tempo fa un autorevole economista e giornalista quale F.Giavazzi, aveva indicato sulle pagine del Corriere della Sera le priorità che secondo lui bisognava perseguire nella nuova azione di governo. Si poteva essere d'accordo o meno ma stavano sulle dita di una mano.
Questo credo si aspetterebbero gli elettori le priorità del cambiamento da apportare che stiano sulle dita di una mano; cinque cose che, se fatte, alla fine della legislatura possono portare a richiedere di essere nuovamente eletti, altrimenti a casa.

Mi sembra che ancora una volta è più una questione di prospettiva, se guardate da destra o da sinistra, ma alla fine il succo non cambia.
Questi sono vecchi e non ci porteranno da nessuna parte.

A presto.
pubblicato da Segreteria     alle 15:22     Commenti 0 Commenti