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29 maggio 2007
LETTERA APERTA A PRODI, FASSINO E RUTELLI
Pubblichiamo integralmente il testo della lettera inviata il 28 aprile 2007 agli on. Prodi, Fassino e Rutelli.


Illustrissimo Onorevole

intendiamo portare alla Sua attenzione questa iniziativa attraverso cui, alcuni anni fa, abbiamo fondato il nostro partito. Prendemmo la decisione di far nascere un nuovo soggetto politico, a cui demmo il nome di Partito Democratico, perché volevamo dare vita ad una forza in grado di esprimere la voglia di cambiamento proveniente dalla società civile, per dare voce a quella parte di elettorato moderato che non riusciva, ed ancor oggi fatica, a trovare una netta identità negli schieramenti politici esistenti.
Decidemmo di fondare un nuovo partito perché ritenevamo necessaria una discontinuità per portare la politica fuori dagli schemi ordinari dentro cui, ancora oggi, continua a rimanere confinata. Il modello di destra e sinistra, a cui eravamo abituati, è oramai storicamente superato ma un nuovo schema stenta ad affermarsi. La contrapposizione ideologica, che aveva caratterizzato i precedenti schieramenti, deve essere sostituita da nuove categorie del pensiero politico, come quelle di progresso e conservazione, più adatte a cogliere le trasformazioni della società e la mobilità che caratterizza il moderno corpo elettorale. Non si tratta, per noi, di nominalismo ma di una nuova visione politica che permetta al nostro paese di fare un giro di boa rispetto al passato, liberando il dialogo dai legami negativi che ancora rimangono. Allo stesso tempo la politica deve tornare a governare i grandi cambiamenti imposti dai corsi storici, dando alle persone la prospettiva di un futuro migliore recuperando un modello di ideali, e un sistema di valori, in cui credere. Alla politica è imposto di cambiare per rispondere alle pulsioni di una società che appare sempre più distante da essa, per recuperare quello spazio e quella autorevolezza che in questi ultimi anni è andata perduta.
La strada che noi abbiamo intrapreso vuole essere provocatoria e visionaria, perché siamo convinti che nei momenti di cambiamento queste categorie del pensiero debbano essere presenti.
Volevamo, e vogliamo, contribuire a realizzare una rivoluzione moderata, che tracci una linea di demarcazione netta tra la politica come era, quella ideologica oramai alle spalle, ed una nuova visione di come dovrà essere. Ci riconosciamo nei valori moderati, progressisti, universali, nella visione di una collettività che veda convivere l’individuo, la società civile e lo Stato come entità non contrapposte ma protese verso un unico obiettivo. Noi crediamo che il fine ultimo della collettività sia raggiungere la convivenza armoniosa tra gli uomini, attraverso lo sviluppo del talento e delle capacità personali dell’individuo, che deve trovare piena possibilità di cogliere tutte le opportunità realizzabili all’interno di una società più aperta, nel rispetto delle regole istituite dallo Stato nella sua fondazione.
Tutto questo lo andiamo predicando oramai da oltre dodici anni, lo abbiamo scritto e fatto diventare il nostro manifesto politico, lo abbiamo riportato nello statuto, sottoscritto all’atto della fondazione del partito. In questo periodo abbiamo lavorato per sviluppare consenso ed interesse nella società, ottenendo ottimi risultati anche in termini di adesioni.
Vogliamo rispondere all’appello, lanciato dagli ultimi congressi dei DS e Margherita, ad aderire alla nascita di questo grande nuovo soggetto politico, perchè crediamo nella forza delle idee e siamo convinti che la nostra partecipazione possa essere un elemento di novità, un apporto che la società civile può dare a questo processo di rinnovamento.
Sappiamo di essere un soggetto estraneo alle tradizionali forze politiche e siamo consapevoli che le nostre capacità sono limitate. Il nostro obiettivo non è però quello di contrapporci e dividerci sui numeri, quanto invece confrontarci ed unirci sulle idee, sui valori e sul modello di società a cui tendere. Vogliamo mettere a disposizione questo contenuto di proposte, questo modello di ideali che abbiamo posto come base del nostro partito, e dare il nostro modesto contributo per realizzare questo ambizioso progetto, che da anni sogniamo.
Siamo quindi pronti ad entrare nella nuova casa dei moderati portando con noi quella piccola dote che ci siamo finora costruiti: i nostri iscritti, i nostri contenuti, il nome Partito Democratico, di cui siamo stati fino ad oggi custodi, ben felici di metterli a disposizione per questo nuovo progetto affinché possa diventare il simbolo di una speranza e di un futuro per questo nostro paese.
Ci auspichiamo che questo nostro intento trovi la Sua approvazione ed il Suo sostegno.
pubblicato da Segreteria     alle 23:28     Commenti 0 Commenti
12 marzo 2007
IL PIAVE DELL'INDUSTRIA
Se l'OPA di Swisscom su Fastweb andrà in porto avremo che i tre maggiori fornitori di telecomunicazioni fisse dello stato italiano saranno in mano a società estere: Fastweb svizzero, Wind egiziana, e Albacom/BT inglese. Questo unito alla già acquisita gestione delle telecomunicazioni mobili da parte di Wind, sempre egiziana, ci pone all'avanguardia come paese aperto alla concorrenza rispetto a tutta europa. Peccato però che abbiamo le comunicazioni fisse e mobili, una cosetta da niente in termini di sicurezza nazionale, di tutta la pubblica amministrazione in mano, e orecchio, ad aziende estere.
Senza tornare sul fatto che le telecomunicazioni producono investimenti e lavoro di alta qualificazione professionale, che vanno su direttrici e decisioni estere.

Questo è il risultato dell'azione combinata della più grande azienda di telecomunicazioni italiana gestita da degli incapaci (dato che sono riusciti a perdere tutte le gare più grosse e visti i risultati del titolo negli ultimi due anni e l'accoglimento del piano industriale da parte del mercato) unita ad una classe politica inetta (che non ha mai compreso il valore di una politica industriale ma ha svenduto le aziende di stato in nome di una politica di privatizzazioni a favore di pochi furbetti del quartierino vestiti da capitani coraggiosi).

Ricordate la canzone che raccontava il sacrificio dei soldati al fronte per mantenere la linea del Piave e impedire allo straniero di superarla a costo di qualsiasi sforzo? Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora ....... Povera Italia.
pubblicato da Segreteria     alle 10:36     Commenti 0 Commenti
08 marzo 2007
AUGURI A TUTTE LE DONNE
Oggi 8 marzo, festa della donna, facciamo i nostri auguri a tutte le donne, a quelle che lavorano, alle mamme, alle nonne, alle mogli, alle amanti, alle figlie......... proprio a tutte.
Noi non facciamo richiamo, nel nostro partito, in modo particolare alle donne perchè non vogliamo discriminarle; le consideriamo infatti talmente parte integrante del nostro elettorato, che ci sembrerebbe di fare del paternalismo maschilista facendole diventare una battaglia ideologica. Un modo come un altro per usarle, ancora una volta: da soggetto emarginato a icona del nuovo che avanza. Crediamo che il modo migliore per valorizzarle sia quello di considerarle allo stesso livello degli uomini, senza distinzioni di sorta. Neanche quelle che possono apparire nobili ma rischiano di chiuderle nella riserva, anche se fatta di quote rosa.

Auguri.
pubblicato da Segreteria     alle 16:50     Commenti 0 Commenti
PERCHE' SANREMO E' SANREMO
Ma se quest'anno a Sanremo abbiamo visto un fiorire di canzoni, chiamiamole "ad ispirazione sociale" , che parlavano di matti, di guerra, di emarginati a cinquant'anni dal mondo del lavoro, delle quali addirittura due hanno vinto, vorrà pur dire qualcosa, o no? Che, forse, questa nostra società abbia qualche problema?
Forse i politici anzichè disquire, per dirla alla Baudo, su chi deve essere il prossimo conduttore del festival, farebbero bene a meditare e, soprattutto, a riflettere sull'ovazione che ha seguito le parole del conduttore, in aperta polemica con loro a reti "quasi unificate".
pubblicato da Segreteria     alle 16:43     Commenti 0 Commenti
23 febbraio 2007
FRANZA O SPAGNA…..
L’epilogo della vicenda Capitalia lascia un altro segno su questo già provato paese. Fateci fare un commento fuori dal coro di questa oramai omologata informazione.
Solo in un “capitalismo” di mercato come il nostro, dove esiste questa inusuale logica dei patti di sindacato insieme alle scatole cinesi di italiana invenzione, può accadere che una compagine che rappresenta il “solo” 30% del capitale si possa permettere di convocare un CdA, di una quotata in borsa, con all’ordine del giorno la cancellazione delle deleghe di un amministratore, che è ampiamente riconosciuto abbia creato valore per la società. La capitalizzazione di Capitalia era di 1,7 miliardi di euro alla nomina di Arpe contro i 18 miliardi di euro attuali.
E solo perché ha "mancato di rispetto" al Presidente. O almeno questo è quello che hanno cercato di far credere al popolino (quello per capirci dei piccoli azionisti), mentre in realtà lo scontro era pesante; con un tentativo di far fuori Geronzi non riuscito e questo è il motivo della sua reazione.
Ma tant’è, questo fa parte dell’ordinaria amministrazione: ma che almeno il confronto tra chi deve rimanere, e chi no, abbia se non altro il conforto del valore creato per gli azionisti, e non degli scheletri negli armadi che ognuno nasconde. E chi crede di voler far fuori l’altro lo faccia basandosi su dati di fatto e andando fino in fondo; anche perché tanto la resa dei conti è solo rimandata. Visto infatti che non si è fatto il duello alla luce del sole, perché alla fine qualcuno ha fatto capire che non si poteva proprio passare sulla testa degli azionisti e comandare una società quotata con i numeri del patto infischiandosene del parere dell’altro 70%, allora si passerà all’agguato dietro l’angolo buio.

Dall’altro canto il giovane amministratore ha veramente toccato il fondo della dignità, con quella lettera di scuse in cui ha ricusato sé stesso. Se aveva cercato di far fuori il vecchio, tentativo maldestro non riuscito vista la caratura del personaggio ed il pelo cresciuto in tanti anni di onorato mestiere, avremmo senza dubbio apprezzato un’uscita di scena più dignitosa invece di rimanere attaccato alla cadreghina, starnazzando nel cortile del palazzo. Anche qui, è dovuto arrivare qualcuno a far capire che questo sciorinare di panni non giovava alla società ed era il caso di finirla.
Certo che scomodare Ludovico il Moro, nella sua lezione agli studenti della Luiss, per descrivere la propria ostilità all’ingresso nel capitale di cordate straniere amiche del Presidente era stato un tocco di eleganza notevole; anche se adesso ci viene il dubbio che non fosse farina del suo sacco, vista la fragilità ed il poco spessore dimostrate dal bel Matteo, appena ha avuto timore di perdere il posto e lo stipendio di amministratore.
Non sappiamo certo se avrà ancora voglia, e faccia, di salire in cattedra a fare lezione e se sarà per dissertare di etica manageriale o di strategie aziendali. Possiamo però suggerirgli il titolo della prossima lezione:
“Franza o Spagna purchè se magna”.

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pubblicato da Segreteria     alle 22:38     Commenti 0 Commenti
21 febbraio 2007
CHE TRAPPOLONE PER MASSIMO
Lo hanno ripagato della stessa moneta, una sfiducia controllata, guidata attraverso la mancanza di due voti. Lui che aveva calcolato tutto, che credeva di poter contare su una maggioranza qualificata, è caduto su una buccia di banana. Lui, il ministro in salita, l'unico in ascesa nei sondaggi, dava fastidio.
Mentre il premier continuava a stare un giorno si e l'altro pure sull'otto volante, una volta con la finanziaria, poi con i Dico, poi con una e poi con l'altra, lui, dall'alto della sua Farnesina, dei suoi successi, degli incontri bi e trilaterali era ritornato ad essere un personaggio ingombrante. Tra l'altro, dopo i bidoni della mancata elezione al Senato ed alla Presidenza della Repubblica per i quali era stato acclamato come uno statista votato al sacrificio, aveva accumulato un bel pò di crediti. In più stava diventano un protagonista anche della saga sul nascente Partito Democratico; con lo spostamento repentino dell'asse verso i socialisti europei stava sfilando a Prodi anche il partito che questi aveva voluto far nascere per rafforzarsi. Vuoi vedere che questo adesso a gran voce ritorna a voler fare il Presidente del Consiglio e ti manda a casa il premier? Lo spettro di un nuovo '98?

Allora, prima che tutta questa fantapolitica si trasformi in qualcosa di vero, sai che ti dico? Mandiamolo a casa, con una bella mossa da democristiani doc. Un voto di sfiducia che, dopo le dichiarazioni di questa mattina, rimane appiccicato solo a lui: un voto di sfiducia alla politica estera, che non tocca tutto il governo. Facciamo la crisi, un bel rimpasto, con l'aiuto dell'opposizione, che starnazza ma non vuole andare al voto perchè non è pronta e non con questa legge, ci leviamo di torno il "Massimo incomodo" e magari anche qualche sassolino massimalista; visto che anche loro hanno contribuito a mandare a bagno il governo. Già che si siamo proviamo anche a vedere se c'è spazio per allargare la maggioranza, magari con la benedizione del Vaticano, così cerchiamo anche di trovare una soluzione a questi benedetti Dico, e tiriamo avanti un altro paio d'anni. Che ne dici?
Certo ci vorrebbe un aiuto, anzi come si usa dire un aiutino, visto che siamo al Senato e magari riusciamo a chiudere anche tutta la vicenda avvelenata del voto ai senatori a vita; dopo tanti colpi al cerchio della maggioranza, questa volta facciamo in modo che diano un colpo alla botte dell'opposizione. Si, ma su chi si può contare? A chi lo chiediamo quest'aiutino?
Tra democristiani, vecchi e nuovi, ci si intende: una mano lava l'altra.

E che dire di Follini? Un vero genio, la sua dichiarazione “Adesso bisogna pensare a costruire un centro sinistra diverso” è il frutto di una mente raffinata, un’esecuzione magistrale di retorica sofista, da vero asso della politica. Lui, che era nel centro destra, che si è sfilato, che col mancato voto di oggi ha contribuito a far cadere il governo, adesso si propone come taumaturgo che resuscita un governo di centrosinistra di cui diventa immediatamente partecipe, da cui viene sfilata la frangia massimalista e che si ricompone verso il centro.

Quindi in un colpo solo: fuori D’Alema dal governo, fuori la sinistra estrema perché ha dimostrato anche con questo voto di non essere partito di governo, ricomponiamo la maggioranza più verso il centro, con un appoggio esterno anche di Casini, sfiliamo il tema dei Dico dall’agenda di governo e ricomponiamo lo strappo con l’altra sponda del Tevere.
In più sul tema del Partito Democratico, e della sua collocazione, a chi credeva di farne un modello di socialismo riformista post-ideologico mandiamo a dire di starsene tranquilli e non fare i conti senza l’oste; e lasciamo i DS con una bella frattura interna tutta da ricomporre e un’orbita gravitazionale sempre più attratta verso sinistra. E qualcuno è ancora convinto che vogliano rifare la vecchia Democrazia Cristiana? Ma scherzate? La DC, con tutte le sue correnti, è già risorta, senza rifondarla; che bisogno c’è? Un altro partito, ma no, c’è tempo, mancano le condizioni politiche, è prematuro. Nel frattempo si fanno prove tecniche di trasmissione, e vediamo se siamo ancora in forma come una volta. Che ne dite?

Fantapolitica? Elucubrazioni senza senso? Farneticazioni campate per aria? Sarà, ma come si dice: a pensar male si fa peccato........

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pubblicato da Segreteria     alle 18:08     Commenti 0 Commenti
12 febbraio 2007
LIBERI DI DECIDERE
Ogni diritto che lede le altrui libertà è da considerarsi nullo. Allo stesso modo un diritto che impone agli individui comportamenti non consoni alle loro abitudini, usi o desideri, qualora non siano in contrasto con quanto sopra detto, non è un giusto diritto. Bisogna inoltre aggiungere che il diritto, poichè si pone quale insieme di regole della società, deve assolutamente adeguarsi ai mutanti bisogni della stessa, in modo da conformarsi ai diversi stili di vita che vanno assumendosi e normare i comportamenti degli individui in funzione dei costumi.
In questo senso, cosa sarebbe il nostro diritto se non contemplasse nelle sue regole delle norme che dispongano dei giusti diritti e doveri per individui che desiderano vivere insieme?
Ed inoltre, quale diritto della famiglia fondata sul matrimonio viene violato accettando di accogliere come normali cittadini, non di seconda classe, coloro che decidono, per ragioni che allo Stato non devono interessare, di vivere insieme senza essere sposati? Sono essi per caso, per le loro scelte personali se non addirittura di bisogno, cittadini i cui diritti scompaiono agli occhi del codice? Che forse tolgono essi qualcosa alle coppie che decidono di sposarsi; avere maggiore possibilità di scelta viola o lede il diritto di chi sceglie comunque di farlo?
Lo Stato deve limitarsi a garantire la giustezza delle sue regole, in modo che i cittadini tutti siano uguali davanti alla legge e che le leggi siano uguali davanti ai cittadini, garantendo con ciò che siano contemplati medesimi diritti e doveri in contesti analoghi, valgano erga omnes, e vengano rispettati dalla comunità.
Lo Stato non deve entrare nella morale degli individui, quella sfera è limitata alle scelte personali. La legge sulle convivenze era necessaria, non solo per queste ragioni ma anche perchè siamo l'ultimo paese dei grandi in Europa a non avere un diritto che regoli questo tipo di relazioni.
Se si deve discutere della bontà della legge si deve farlo per capire se la legge contempla tutte le specificità, se è ben articolata, e quant'altro. Non della sua leggitimità perchè questo è sbagliato. E male fanno quelle forze politiche che, per opportunismo, da un lato lasciano libertà di coscienza dall'altro condannano questa legge. Sbagliano perchè stanno usando un argomento delicato per le loro tattiche politiche. Attenzione perchè questo problema non è di destra o di sinistra, non riguarda coloro che hanno o meno votato la coalizione di governo. E' un problema di tutti, indipendentemente dal loro colore politico.
Questa legge prende atto di uno stato di fatto, trasformandolo in uno stato di diritto. E' una legge di libertà, una legge che fa marciare in avanti la cultura ed il costume del nostro popolo. Che poi possa essere migliorata è un dato di fatto e per questo sono auspicabili i contributi di tutte le forze politiche e morali del nostro paese, e lavorare perchè sia deliberata eviterebbe una nuova lacerazione come su altri temi simili è già accaduto nel nostro paese.
Anche la Chiesa dotrebbe dare il suo contributo a questo dialogo, evitando posizioni radicali; ne avrebbe come vantaggio quello di avvicinare a sé molte di quelle persone che oggi si sentono respinte, per le loro scelte, e conquistando così una posizione privilegiata per la maturazione e lo sviluppo del nostro paese.
pubblicato da Segreteria     alle 12:03     Commenti 0 Commenti
04 febbraio 2007
L’ITALIA IN PRIMA PAGINA
In pochi giorni siamo andati alla ribalta, citati su tutte le più importanti televisioni internazionali, per due fatti di cronaca. Lo scambio epistolare tra Berlusconi e signora, gli scontri degli ultras a Catania. E’ solo un caso o c’è qualcosa su cui riflettere?
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pubblicato da Segreteria     alle 09:31     Commenti 0 Commenti
29 gennaio 2007
LA BASE DEI VALORI
Tony Blair al Forum di Davos ha detto che per cooperare a livello internazionale è necessario che le entità, stati o organizzazioni che siano, condividano i valori che sono alla base delle scelte fatte. Che forse questo tema dei valori sia importante?
C'è da chiedersi, e sarebbe bene che i nostri politici lo facessero, se la nascita di nuovi soggetti politici, tanto a destra quanto a sinistra, si possa fare senza condividere una base di partenza, che non può essere un programma di riforme o interventi per quanto importanti essi siano, ma una solida visione dei valori che li ispirano. Anche perchè senza questi si rimane sempre nell'ambiguità e nella mancanza di chiarezza; come possono infatti stare insieme persone che non la pensano nello stesso modo, o che, su temi di base, hanno visioni differenti. Come oggi succede già all'interno delle due coalizioni, di maggioranza e di minoranza. Hanno ragione ad esempio i comunisti, o gli ex-tali, nella maggioranza a distinguersi da un insieme informe, come rischia di essere il partito nuovo della sinistra. Molto meglio mantenere la propria coerenza e rimanere ancorati all'insieme di valori in cui si crede, piuttosto che buttarsi in un minestrone dove si rischia di soffocare la propria identità in nome di un non meglio chiarito riformismo.
Noi questo processo di metodo lo abbiamo fatto; i nostri valori stanno lì sono chiari e ben definiti e sono la base del nostro programma per come vorremmo trasformare la società in cui viviamo. Siamo aperti a tutti i contributi di chiunque voglia partecipare, e sui programmi siamo ben disposti a discutere per trovare delle soluzioni utili. Una cosa però è certa, che sui valori di base, su cui riteniamo debba essere fondata la società non discutiamo: li condividiamo.
pubblicato da Segreteria     alle 17:46     Commenti 0 Commenti
07 gennaio 2007
CAMBIARE TUTTO PER NON CAMBIARE NULLA
Tentativo di legge elettorale, dichiarazione di intenti: cambiare le regole di voto per dare al paese la rappresentatività politica necessaria per governarlo. Gli italiani avevano scoperto con il maggioritario come scegliere la classe politica e sperimentato l’alternanza. L’attuale legge elettorale ci ha portato indietro di anni, a quando i partiti decidevano i candidati e le coalizioni si disfacevano e ricomponevano nel teatrino della politica in barba al voto degli elettori.
Abbiamo rischiato di diventare un paese normale dove chi comincia una legislatura la finisce e chiede agli elettori di giudicarlo per quello che ha fatto rispetto a quanto aveva promesso: e dove gli elettori decidono o meno di mandarlo a casa. Abbiamo rischiato anche di veder nascere nuovi partiti nel panorama elettorale in grado di portare un vento nuovo, di superare gli steccati ideologici, di innovare e trasformare questo paese.
Ma state tranquilli, questo rischio sta scemando. La nostra classe politica non ha alcuna intenzione di innovarsi e correre il rischio di passare la mano ad altri. Ma quale modello tedesco o francese, ma quale partito riformista. Vogliamo rischiare che quel virgola qualcosa perda il suo predellino?
Il re è morto, viva il re.
pubblicato da Segreteria     alle 08:12     Commenti 0 Commenti
14 dicembre 2006
LA MANCATA FUSIONE AUTOSTRADE
La mancata fusione di autostrade segna un punto negativo per il nostro paese come immagine per attrarre capitali esteri. Ma sarà veramente un male? e poi, l'indicatore corretto da osservare, per dare un giudizio su questa operazione, è l'andamento del titolo in borsa? siamo sicuri che i mercati diano un giudizio industriale, super partes, come qualcuno vuol farci credere? Siamo, e rimaniamo, convinti assertori che i mercati siano sempre di più diventati globali e che a questo paese mancano dei veri campioni per competere sulle dimensioni di scala che hanno raggiunto. Ma la creazione di un campione, come nello sport, deve avvenire attraverso lo sviluppo delle sue caratteristiche fisiche, del talento, ed il perfezionamento delle capacità tecniche, non attraverso la somministrazione di sostanze dopanti.

Autostrade-Abertis era la nascita di un campione fatta con soldi dello stato e profitti dei privati, attraverso la distribuzione di un maxidividendo ai soci, invece di investire nello sviluppo della rete, ed una valutazione che teneva conto del ricco piatto della concessione tra Anas e Autostrade. Cose di questo genere ne abbiamo viste abbastanza e ben ha fatto il ministro a mettersi di traverso. Volete fare soldi? giusto; ma prima completate gli investimenti che dovevate fare, poi definiamo le regole del gioco, senza concessioni di privilegio da monopolista, e poi sviluppate il campione che volete. Risultato: non ci sono più le condizioni per la fusione.
Certo che gli spagnoli ci abbiano ripensato, tolto il piatto della concessione garantita, senza condizioni e controlli, mangiarsi il boccone Autostrade poteva risultare indigesto.
Questo è un male per la capacità di attrazione di capitali stranieri. Ma chi lo dice? I capitali vengono se ci sono regole chiare, certe e uguali per tutti. Però prima si fanno le regole e poi i giochi. Non si cambia gioco chiedendo di mantenere le stesse regole; perchè questo era il tentativo. Infatti si è privatizzata Autostrade, con le regole della concessione di monopolio tra aziende di stato che non sono state neanche rispettate nella parte degli investimenti previsti, e poi volevano venderla fuori, perchè questa non era una fusione ma una vendita mascherata, lasciando però vigente la regola dei tempi del monopolio. Ai privati il guadagno ed allo stato i buchi sulle autostrade da dover riempire. Non vi sembra di averlo già visto questo spettacolo?

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pubblicato da Segreteria     alle 14:39     Commenti 0 Commenti
29 novembre 2006
IL PAESE DEI BROGLI, DEGLI IMBROGLI, E DEGLI IMBROGLIONI
La vicenda di Deaglio e dei presunti brogli elettorali alle ultime elezioni ha dell’incredibile. Non perché la magistratura abbia deciso per un’ipotesi di reato di diffusione di notizie false e tendenziose, ma per il modo in cui tutta la vicenda si è sviluppata.
Infatti il presupposto su cui era nata la – così detta – indagine giornalistica, ossia che, grazie ad una manipolazione del software del Ministero degli interni, fossero state attribuite una grossa quantità di schede bianche a Forza Italia era totalmente priva di fondamento. Era falso tutto il castello su cui l’ipotesi era stata costruita perchè, hanno scoperto ieri, i dati forniti dal Ministero degli interni hanno puro valore informativo, ma non vengono utilizzati per l’attribuzione dei voti. Per l’elezione dei deputati e senatori valgono infatti solo i dati che pervengono alla Corte di Cassazione secondo i conteggi delle schede di ogni sezione elettorale.

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pubblicato da Segreteria     alle 22:05     Commenti 0 Commenti
23 novembre 2006
LA CULTURA E L’EREDITA’ DELLE TRADIZIONI
La sinistra antagonista, appartenente però anche alla colazione di governo, scende in piazza e, sebbene fossero solo alcuni estremisti, urla slogan verso i nostri militari caduti a Nassirya.
Più o meno negli stessi giorni gli inglesi festeggiavano la settimana della rimembranza, un periodo di riflessione in cui il paese si è stretto intorno ai suoi caduti di tutte le guerre, culminato con un grande concerto di commemorazione, alla presenza della Regina, delle bande militari delle varie armi; seguito il giorno dopo da una cerimonia di deposizione al monumento ai caduti. Una tradizione di quelle che possono sopravvivere solo in Inghilterra.
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pubblicato da Segreteria     alle 20:34     Commenti 0 Commenti
02 novembre 2006
CHE SI DICE NEI CORRIDOI DELLA POLITICA
Nei corridoi del Senato oggi si vociferava di un accordo quasi raggiunto per la sostituzione di Prodi, con il placet di Berlusconi e l'appoggio esterno di Casini. Il candidato alla guida del governo sarebbe Marini, che tuttavia ancora non avrebbe ancora sciolto le riserve in quanto, aspirando alla carica di Presidente della Repubblica, si vedrebbe coinvolto in una impresa che si presenta molto difficile. Ma i più lo darebbero disponibile, se richiesto da una maggioranza ampia e trasversale.
Prodi continua a dichiararsi sicuro di governare a lungo, ma il problema criminalità a Napoli e l'indulto oltre alla confusione intorno a questa finanziaria, che pochi hanno digerito anche a sinistra, richiederebbero un governo istituzionale. Se fosse così il professore, che per paura di rivivere il ribaltone tanto aveva concesso a Bertinotti e ai suoi, il trappolone lo avrebbe ricevuto proprio dal centro.
Come si dice: "dagli amici mi guardi Dio che dai nemici mi guardo io". Proprio vero, no?
pubblicato da Segreteria     alle 22:20     Commenti 0 Commenti
30 ottobre 2006
PERCHE’ PRENDERSELA CON PADOA SCHIOPPA?
In questo periodo di finanziaria il ministro dell’economia è al centro di una serie di discussioni, e di accuse che arrivano da più parti, che lo hanno portato a minacciare le proprie dimissioni. Dobbiamo essere consapevoli che abbiamo uno dei migliori ministri economici che la storia del paese ricordi e che lui sta solo facendo quello che il capo dell’Unione gli ha chiesto: mantenere fede alle promesse fatte in campagna elettorale, in particolare a Confindustria.
Bisogna fare una premessa: una finanziaria da 40 miliardi di euro il paese, dopo cinque anni di crisi economica e recessione, non è quasi in grado di sopportarla. Purtroppo però certi impegni dovevano essere rispettati, e quello sulla riduzione di cinque punti del cuneo fiscale a Prodi è servito per portare dalla sua parte Confindustria. Il problema è che fare rigore, risanando il bilancio dello stato sotto il 3% del PIL (che da solo costa circa 13 miliardi di euro), e nello stesso tempo trovare i soldi per ridurre questo famoso cuneo (altrettanti), ha fatto lievitare i conti nel modo che tutti conoscono.
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pubblicato da Segreteria     alle 21:26     Commenti 0 Commenti
20 ottobre 2006
SULLA FINANZIARIA POCA FANTASIA E CORAGGIO
Sparare ad alzo zero sulla finanziaria è cosa di tutti i giorni e di tutti, eviteremo perciò di farlo. Vogliamo solo dire che di fantasia e coraggio ce ne sono stati veramente pochi; anche l'ultima dell'aumento delle accise per i superalcolici, pur se motivata dalla nobile motivazione dell'aiuto agli agricoltori, ribadisce questo concetto. Nel solco della migliore tradizione italiana della tassa sul macinato, di vecchia memoria.
Dicono che questa finanziaria ridurrà le spese, quali non ci è dato capirlo. Ci chiediamo infatti se per disavanzo pubblico si intende solo l'amministrazione centrale dello stato, nel qual caso potrebbe anche valere, oppure anche le periferie, difficili da mettere sotto controllo.

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pubblicato da Segreteria     alle 18:49     Commenti 0 Commenti
12 ottobre 2006
I DIRITTI DEI GARANTI DEL DIRITTO
Riguardo alla trasmissione delle Iene (non si parla di altro oramai) c’è oggi su Repubblica un interessante articolo del prof. Rodotà che ci da una spiegazione su ciò che è legale e cosa non lo sarebbe. A suo giudizio ben ha fatto il Garante a bloccare la trasmissione in quanto avrebbe ripristinato un diritto violato: ossia quello di aver prelevato dati sensibili, di carattere sanitario, in modo truffaldino ed averli utilizzati in maniera strumentale. Questo è illegale. E non vale che sia stato fatto a politici che in qualche modo devono fare abiura della loro privacy essendo personaggi pubblici.
Dopo di ciò il professore elenca una serie di rischi che il cittadino correrebbe laddove questa pratica, unita ai potenti mezzi che la tecnologia rende disponibili, dovesse diffondersi. Cose giustissime dette da chi di privacy, e delle sue implicazioni potenziali, ne sa molto.


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pubblicato da Segreteria     alle 19:32     Commenti 0 Commenti
03 ottobre 2006
PROMUOVERE IL PAESE
Nelle scorse settimane sui maggiori giornali economici internazionali sono apparsi due annunci pubblicitari che dovrebbero farci riflettere su cosa significa la capacità di promuovere se stessi.

Il primo era un annuncio dell’agenzia per gli investimenti del governo irlandese, la IDA, e diceva più o meno: “La mentalità irlandese, creativa, immaginativa, flessibile. Una mente agile con una originale capacità di iniziativa e di innovazione propria. Adattando e migliorando. Generando nuova conoscenza e nuove idee. Lavorando insieme per trovare nuove vie per fare. Meglio e più velocemente.
Questa flessibile attitudine pervade l’ecosistema. In nessun altro luogo troverete così vicini, e di norma informali, i rapporti tra imprese, scuola e ricerca ed un’amministrazione pubblica orientata agli affari. Il tutto connesso con una infrastruttura informativa dinamica. In Irlanda tutto coopera.
Con la sua conoscenza e flessibilità la mentalità irlandese può essere la strada per sviluppare il vostro business. Per saperne di più contattate l’agenzia al n…… o mandate una mail a…
.”

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29 settembre 2006
LA VIA DEL DECLINO

1) Secondo uno studio dell’Aipb, associazione italiana di private banking, in collaborazione con Asam-Università cattolica di Milano e Pricewaterhousecoopers, le famiglie che possiedono più di 500 mila euro di patrimonio finanziario, ad esclusione degli immobili, sono passate da 692 mila del 2005 a 712 mila del 2006. Quindi aumentano i ricchi. Se guardiamo però come si compone questa ricchezza vediamo che il patrimonio in mano ai super ricchi è aumentato del 4,3% passando da 786 miliardi di euro a 820 miliardi di euro. Di questa massa di denaro tuttavia solo 10 miliardi sono ascrivibili all’ingresso di nuovi fondi; il resto è ricchezza che era già presente e che ha aumentato la sua dimensione. Tradotto in parole povere si arricchisce chi era già ricco.


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pubblicato da Segreteria     alle 13:47     Commenti 0 Commenti
23 settembre 2006
I VIZI CAPITALI DEL CAPITALISMO ALL’ITALIANA
Il prof. De Rita in un commento apparso il 19 settembre su Repubblica individuava in tre punti i mali del nostro capitalismo. 1) la presenza di manager interessati più a valorizzare le loro stock option, o bonus vari, che a creare valore per le loro aziende che si incamminano in risiko pericolosi sui mercati a colpi di indebitamenti colossali; 2) un gigantesco conflitto di interessi da parte del sistema bancario (sintesi colorita del concetto da lui espresso) che vede presenti con altri nomi merchant o private bank che lucrano in attività di supporto, advisor o altro di queste gigantesche operazioni di borsa; 3) banche che cercano strade per l’impiego degli enormi capitali raccolti attraverso posizioni dominanti sul mercato.

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16 settembre 2006
PUBBLICO E' BRUTTO PRIVATO E' BELLO
Una tempesta si sta abbattendo su Prodi e sul suo consigliere economico Rovati per il piano che, con l’aiuto di una banca d’affari non proprio sprovveduta, prevedeva l’ipotesi dello scorporo dell’infrastruttura di rete fissa e la conseguente cessione delle quote di controllo tra la stessa Telecom, la CDP, e il rimanente in borsa. Come è congeniale in questo paese la polemica è tutta sui dettagli di come tale piano sia stato fatto pervenire piuttosto che sui contenuti.

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12 settembre 2006
VINCE CHI ANTICIPA IL MERCATO E RIMANE COERENTE
Mentre tutti, o quasi, i media si affannano a presentarci la nuova strategia di Telecom, lo scorporo della telefonia mobile come preludio di una cessione, come il non plus ultra dell’innovazione e della retta via nelle telecomunicazioni, ecco che a sorpresa BT che aveva fatto le stesse scelte in precedenza, indicata come il riferimento da seguire, si allea con Vodafone per sviluppare un’offerta integrata fisso-mobile. Due operatori specializzati si alleano, forse anche come preludio ad una probabile fusione o integrazione, per sfruttare appieno la convergenza. Che dire?

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10 settembre 2006
PRIVATIZZAZIONI E CAPITANI CORAGGIOSI
Tronchetti Provera vende Tim, scorpora la rete fissa, vende Tim Brasile, e si allea con Murdoch per rilanciare il gruppo Telecom e farlo diventare una media company, la vera strada del futuro delle telecomunicazioni. Il resto è nulla. Ma la convergenza fisso mobile? Una sciocchezza, è il passato; oggi il futuro è nell’integrazione tra contenuti e banda larga. Ed ecco che, sotto il riquadro della notizia, Il Corriere ficca l’intervista con l’economista di turno che ci spiega che cedere il controllo del mobile non è un problema, il futuro è nei media. Anche se solo due anni fa sono stati spesi ben 14 miliardi di euro per l’Opa su Tim, allo scopo di creare un vantaggio competitivo dato proprio dall’integrazione tra telecomunicazioni fisse e mobili.
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06 settembre 2006
VERTICI RAI E QUALITA' DEI PROGRAMMI
Il nodo della nomina dei vertici Rai è, e rimane, uno dei tormentoni di ogni cambio di governo. Subito dopo arriva quello sull’annosa questione se la TV debba essere privatizzata oppure rimanere servizio pubblico. Nessuno tratta, sul serio ovviamente, il tema che ai telespettatori sta più a cuore: quello della qualità dei programmi. Senza dubbio l’indice di soddisfazione degli utenti è una delle cose che fanno meno audience nel mondo politico, anche se qualcuno dovrebbe veramente porsi il problema di "a cosa serve la televisione". Se il solo ed unico scopo di trasmettere dei programmi è quello di riempire con qualcosa gli spazi lasciati liberi dalla pubblicità, allora continueremo a subirci schifezze tipo l’ultima puntata di “Quelli che il calcio…” di domenica scorsa.
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23 agosto 2006
UNA TESTIMONIANZA SUI SOPRUSI
Riceviamo da una nostra lettrice questa lettera, a testimonianza di un fatto avvenuto che fa riferimento alla recente polemica sul tema dei taxi, che volentieri pubblichiamo.

“Gentile partito democratico, voglio raccontare un fatto accadutomi questa settimana al mio rientro dalle ferie, sperando che la mia testimonianza possa trovare spazio sul vostro sito.
Il 14 agosto all’aeroporto di Fiumicino prendo un taxi per rientrare a Roma, quartiere Eur, dalla fila regolare all’uscita degli arrivi internazionali. Quando siamo all’altezza del raccordo anulare, vedendo che il tassista non cambiava la tariffa extraurbana gli chiedo, dopo averlo abbondantemente superato, di applicare la tariffa interna cittadina, meno cara. Premetto che conosco molto bene il tragitto e il costo medio per una corsa di taxi dall’Eur all’aeroporto.

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30 luglio 2006
I COLPI DI SPUGNA DELLA GIUSTIZIA
L’indulto da ieri è legge con il voto favorevole dei due terzi del parlamento. Il ministro Mastella ha voluto rassicurare gli italiani che i serial killer non saranno rilasciati; ma qualcuno sa quanti sono gli Hannibal Lecter, il medico antropofago del Silenzio degli innocenti, presenti nelle carceri che grazie alla sua attenzione non andranno a terrorizzare le tranquille strade del nostro paese? Ma sia serio signor ministro, eviti di spostare l’attenzione dal problema e la smetta di credere che gli italiani siano un popolo di imbecilli.

Questa legge è una vergogna. Punto e basta.

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10 luglio 2006
FORZA ITALIANI!
Il risultato di questa notte mondiale è la speranza di questa nazione. Esso viene dopo un periodo in cui abbiamo visto la nostra società piegarsi sotto ogni tipo di scandali.
In quasi ogni settore sociale, in questi ultimi due anni, sono emerse situazioni di malcostume, corruzione ed interesse personale che hanno mostrato un livello di degrado civile che, forse, potevamo anche intuire ma difficilmente accettare.

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29 giugno 2006
RAZZA PADANA
Prove tecniche di coerenza dell’on. Bossi riguardo al referendum costituzionale.
Alcune settimane prima diceva:”Se perdessimo? Piangerei”. La settimana prima ”Se perdiamo? Tutti in svizzera.”
Il giorno dopo la consultazione “Si va avanti!”. Certo la coerenza in politica non è di questo mondo, però. Chissà se i suoi elettori cominciano ad avere la sensazione che i deputati leghisti ci abbiano preso gusto con ’sta Roma ladrona.
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27 giugno 2006
VIVA L'ITALIA
Gli italiani ci ricordano che (nell'ordine di importanza) della mamma, della nazionale e della bandiera (patria?) si può discuterne, ma non toccarle. Anche stavolta con il massiccio afflusso al voto, storica inversione di un trend negativo in corso da anni, ci hanno confermato che su questa certezza si può sempre contare.
Nel momento in cui serve corre alle armi per difendere il suo bel paese. Perchè alla fine bisogna dirlo: l'italiano il concetto di patria (tutto a modo suo) ce l'ha e, per quanto diversi, da Pinerolo a Priolo a noi stare insieme piace.

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19 giugno 2006
PERCHE' NO
Quanto siamo convinti che sia necessario apportare delle modifiche alla nostra Costituzione lo abbiamo detto più volte, spiegando anche i motivi alla base del nostro ragionamento. Proprio per lo stesso motivo diciamo che al referendum bisogna votare NO.
Prima di tutto invitiamo a votare no per una questione di metodo: non si comincia dalla fine.
Cambiare l'ordinamento dello stato, o meglio parte di esso, senza aver chiarito i principi alla base della costituzione dello stato stesso, significa spostare il tiro dal fine al mezzo.
Il fine di una costituzione è creare le basi di uno stato moderno, stabilendo, prima di tutto, i principi e le regole su cui una collettività di persone decide di dare
vita ad una società civile, organizzandone il funzionamento attraverso le istituzioni di uno stato di diritto. Il problema di fondo che deve essere affrontato, a nostro giudizio, è la revisione della prima parte della nostra Costituzione, stabilendo un sistema di valori che la società civile vuole avere come riferimento, che devono diventare obiettivi su cui lo Stato, ed il suo apparato, deve basare il proprio operare. Le ragioni di questa tesi le abbiamo spiegate più volte, ultimamente condivise anche da autorevoli personalità, e potete trovarle negli articoli apparsi in precedenza.

Poi invitiamo a votare no per una questione di merito: una riforma costituzionale deve garantire la salvaguardia dell’equilibrio tra i poteri dello stato.
Le istituzioni devono basarsi su un equilibrio dei poteri, che ne garantisca capacità di funzionamento e controllo reciproco, distribuendo il più possibile le competenze territoriali agli enti locali. La riforma proposta, dietro l’apparenza del federalismo, tende invece a rafforzare il potere esecutivo a scapito di quello legislativo; inoltre, se a questo aggiungiamo il tentativo di far dipendere la magistratura inquirente dal governo, rimasto incompiuto nella scorsa legislatura, appare chiara la volontà di creare una gerarchia tra i poteri dello stato, al cui vertice è posto il capo del governo. Questo approccio è già apparso in altri periodi storici di cambiamento e di incertezza, come quelli che stiamo vivendo oggi, in cui il quadro generale appare confuso e fa nascere nell’opinione pubblica bisogni di certezza. Non ha generato nulla di buono; magari non subito, a distanza di anni, il potere in grado di condizionare gli altri genera delle distorsioni che mettono a rischio la tenuta democratica del paese.

Infine invitiamo a votare no per una questione di approccio: una costituzione non è il frutto della volontà di una parte della collettività. Questo la sinistra dovrebbe averlo imparato a sue spese.
La costituzione di una nazione non è il risultato di un ameno convivio montano bagnato da calici di amarone, ma il risultato di un processo di fondazione che deve vedere coinvolta la collettività ed espresse le esigenze di tutti i cittadini. Sia chiaro che la Bicamerale, quella presieduta da D’Alema per intenderci, non è ciò che auspichiamo. L’inciucio opportunistico di quella esperienza, naufragata sotto i colpi di interessi e spregiudicatezza politica, è una stagione passata che non ci auguriamo di rivedere.

Quindi no a questa nuova Costituzione, ma la maggioranza deve prendersi l’impegno di rifondare, insieme alla minoranza, questo paese aprendo un periodo di riforme strutturali, partendo proprio dalla base di tutte le leggi. Facciamo diventare questo paese una nazione evoluta in cui istituzioni, società civile e cittadino convivano proiettati verso un obiettivo comune: la convivenza armoniosa tra gli uomini, attraverso lo sviluppo del talento e delle capacità personali dell’individuo, che deve trovare piena possibilità di cogliere tutte le opportunità realizzabili all’interno della società civile, nel rispetto delle regole istituite dallo stato nella sua fondazione.
Questa è la ragione per cui abbiamo fondato il Partito Democratico: portare una spinta riformatrice, una rivoluzione moderata e progressista, per realizzare il cambiamento tra come la politica era, legata agli schemi del passato, ed una nuova, di cui la collettività sente il bisogno.
Noi siamo il futuro ed andremo avanti senza incertezze né compromessi.

MF
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12 giugno 2006
LOTTA TRA TITANI
In Commissione Difesa del Senato Sergio De Gregorio ha soffiato, sostenuto dai voti del centrodestra in cui militava prima di passare armi e bagagli con Di Pietro, la presidenza alla pacifista di Rifondazione Comunista, Lidia Menapace.
Vera lotta tra giganti della politica, noti esperti di difesa di questa maggioranza. Da una parte la manifestante pacifista, una antenata dei figli dei fiori che non ricorda certo il sergente di "Ufficiale gentiluomo", dall'altra un singolare giornalista-imprenditore-vattelapesca, bene in carne, che la divisa la indossa giusto il tempo per cambiarla.

Sicuramente, in questo inizio di legislatura, molti elettori del centrosinistra sono con il telecomando in mano cercando il canale su cui trasmettono lo spettacolo che si aspettavano di vedere. Perché finora, bisogna ammetterlo, quello che stanno mandando in onda non può essere annoverato, con tutta la buona volontà, neanche tra le prove tecniche di trasmissione. Esternazioni di ministri come se piovesse, proliferazioni di incarichi e ministeri per soddisfare le voglie di questa variopinta maggioranza, interviste al limite dell’improvvisazione; come dice il nostro Presidente del Consiglio, la politica da noi è vero folklore. Ma certo che questa è al limite del facciamoci del male.
Ma come si può pensare di candidare una, neanche più arzilla, vecchietta pacifista, che il giorno prima della nomina non ha migliore idea di esternare i suoi giudizi negativi contro le Frecce Tricolore, alla presidenza della commissione Difesa? Dopo la sua bocciatura e la nomina di De Gregorio, un esempio di doppiogiochismo politico da manuale, che si è subito dato da fare per spiegarci che lui neanche la voleva questa commissione e si sente un sacrificato per la patria, è cominciata la ricerca del congiurato all’interno dello stato maggiore della difesa.
Ma cosa si aspettavano che facessero i generali? Che rimanessero lì ad aspettare che la nonna gli sgonfiasse i cingoli senza agitarsi? Non bisognava essere certo degli indovini per prevedere che quei signori con le stellette avrebbero fatto di tutto per non farsi dipingere arcobaleno le fusoliere degli aerei. Del resto mettergli la Menapace a capo della commissione difesa era come mettere un piromane a capo dei vigili del fuoco. Possiamo aggiungere che, oltre al folklore, nella nostra politica c'è molta improvvisazione.
Ora Bertinotti afferma di voler chiedere su questo episodio la verifica, mentre Prodi ci conferma che prima di Natale vuole che l’azione del suo governo riesca a dare la svolta prevista.
Anche i suoi elettori lo sperano.
pubblicato da Segreteria     alle 07:31     Commenti 1 Commenti