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RIPRENDIAMO A PARLARNE

Dire che le elezioni in Sardegna le ha vinte Berlusconi non è esatto, la verità è che le ha perse Soru. Chiunque aveva contatti con il mondo sardo conosceva il malessere che era seguito all'aspettativa generata dalla vittoria del fondatore di Tiscali. Dopo il periodo di innamoramento, anche di quell'elettorato che non gli era immediatamente vicino e che si aspettava un vero rinnovamento, ci si è dovuti rendere conto che di idee ce n'erano poche e confuse; soprattutto non ha saputo costruire consenso, né intorno a se né, tanto meno, nell'elettorato.
Tutto quello che ha fatto è andato nella direzione sbagliata, l'importante era essere contro! Portavoce di una etnia di cui non si sentiva certo il bisogno, come per la legge sull'ICI che tassava in misura diversa il proprietario di una casa in funzione della sua nascita. Siamo stati i primi ad entrare nel merito dell'incostituzionalità di quel provvedimento (http://www.partito-democratico.org/blog/2006_05_01_archive.html). Avevamo ragione. Ma questo è solo l'esempio di tanti altri errori fatti da una politica autoreferenziale, spocchiosa e piena di idee preconcette.
Soru è l'epilogo del mancato rinnovamento della sinistra. Esprime quello che la sinistra in Italia non è riuscita a fare, ossia trovare una via riformatrice (non riformista!) per apportare quei cambiamenti di cui la nostra società ha bisogno. Superare le barriere ideologiche, in cui è rimasta, per dare uno stimolo al rinnovamento e costruire un modello sociale che premi le persone per i loro meriti e non per l'appartenenza.
Eppure era considerato addirittura il nuovo segretario in pectore. Il politico imprenditore da contrapporre a Berlusconi il quale, questo si che è vero, se lo è mangiato candidandogli un carneade qualsiasi. Tanto è bastato per farlo fuori, ma è stata la gente a non volerne più sapere di Soru. Meglio un Cappellacci qualsiasi che tenersi Soru per un altro mandato; con buona pace di chi vuole vedere complotti dappertutto (quello dei DS sardi per abbatterlo, tanto per essere chiari).
Ed eccoci al punto vero della questione. Questa sinistra che non è capace di rinnovamento e di un pensiero alternativo alla vecchia ideologia e all'antiberlusconismo. Cosa hanno saputo fare dalla crisi di tangentopoli ad oggi? Nulla, niente di nuovo. Hanno cambiato nome, simbolo, alleanze, leader, ma cosa hanno saputo apportare come cambiamento alla nostra società? Nulla se non blindare quella nomenclatura di cui sono parte integrante, garantendo sempre e solo ad un ristretto circolo di fedelissimi posti, accesso agli incarichi, lottizzazioni e appoggio a scalate varie. In questi anni è accaduto di tutto e buona parte dei disastri sono stati partoriti a sinistra; sono riusciti anche a perdere la contiguità della magistratura (da sempre loro feudo) e l'appoggio delle classi operaie.
Per arrivare poi all'apice della candidatura di un segretario che, come prima cosa, ha rinnegato le sue origini di comunista per autoproclamarsi un democratico kennedyano. Lui cresciuto a pane e matriosche, diventato dirigente nell'ex PCI, rinnegava tutto prima che il gallo avesse cantato tre volte. Fino al tracollo dell'imprenditore illuminato che ha travolto tutto e da cui faticheranno a riprendersi.

Noi siamo nati prima del PD di Veltroni, cercando di professare una logica nuova, avulsa dalle segreterie che partisse dal basso. Portando un modello riformatore, fuori dalle barriere ideologiche di destra e sinistra che hanno dominato negli scorsi cinquant'anni. Poi siamo stati surclassati dalla portaerei di questo nuovo partito che, sempre in tempi non sospetti, avevamo detto avrebbe avuto vita breve e difficile. Oggi siamo di nuovo qui a rivendicare il nostro primato, quello di un'idea nuova portatrice di rinnovamento, per superare la logica di schieramento che ancora vediamo esistere e per cercare di riscattare questo paese.

Riprendiamo a parlarne.


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